Le nostre proposte in conferenza stampa al Campidoglio

La conferenza stampa indetta da Salvaiciclisti Roma è stata l’occasione per ribadire e rendere esplicite le nostre proposte per un cambiamento reale dello stato pietoso di Roma, soffocata dall’inquinamento.

Vogliamo il dimezzamento del parco macchine nell’arco di 5 anni tramite il disincentivo all’uso e l’incentivo ai mezzi non inquinanti, con il massimo investimento pensabile, anche attingendo ai fondi per la Difesa;

Area urbana 30 km/h, con controlli reali e pervasivi (autovelox, dissuasori, sanzioni);

Bike lanes come se piovesse (a proposito, questa storia che per ridurre l’inquinamento si aspetta la pioggia è molto romantica, riporta la mente a quell’innocente stato del primitivo che alzava gli occhi al cielo per capire dai segni degli déi il proprio destino), ciclabili , car e bike sharing comunale serio e non formale;

Pedonalizzazioni spinte del centro storico entro le mura Aureliane.

La situazione è sotto gli occhi, e nei polmoni, di tutti: se non si mette mano immediatamente al cambiamento radicale delle pazze abitudini stradali degli italiani questo paese non avrà un futuro moderno.

Non aspetteremo inerti che le amministrazioni si attivino con la massima solerzia nella direzione da noi auspicata.

Alla conferenza stampa è intervenuto, illustrando il decalogo antismog di Legambiente,  anche il direttore generale del Cigno Verde,  Stefano Ciafani, che ha così dimostrato la comunanza d’intenti esistente tra le due associazioni.

Occupy Appia Antica: è domenica 20 dicembre

Venite a buttare fuori le automobili dall’Appia Antica? Qui sotto il testo ufficiale dell’appello. Faremo massa critica per impedire il transito motorizzato sulla Regina Viarum.

“Domenica 20 dicembre dalle ore 11:00 vi aspettiamo tutti sulla via Appia Antica, nel tratto tra Porta San Sebastiano e via Ardeatina, per dare un messaggio forte all’Amministrazione e agli automobilisti romani sul rispetto della vigente ordinanza del Sindaco (9 marzo e 27 aprile 1997) che prevede la chiusura al traffico della strada durante le domeniche e i festivi.

Ordinanza che, nonostante l’apposita segnaletica, viene continuamente disattesa per mancanza dei controlli ai varchi di accesso, ma soprattutto a causa dell’incuria politica per un gioiello dal valore inestimabile quale è la Regina Viarum. Così si mette a rischio l’incolumità delle migliaia di cittadini e turisti che proprio in quei giorni passano a piedi e in bicicletta sulla strada, accesso principale al parco archeologico.

A gran voce verrà chiesto inoltre il rispetto dei già previsti divieti di sosta e dei limiti di velocità su tutta la strada.

La manifestazione viene promossa in collaborazione con l’Evento “Pedalata d’Inverno” che partirà da Piazza del Popolo (appuntamento alle 10.00, link all’evento qui) e culminerà proprio sulla via Appia Antica, riempiendo la strada di centinaia di cicloamatori festanti che esporranno una serie di cartelli con dei messaggi per ricordare l’importanza di rendere pedonale, almeno la Domenica, quest’area così importante per la nostra città.

L’Ente Parco Regionale Appia Antica accoglierà i ciclisti nei luoghi della Ex-Cartiera, organizzando visite guidate di gruppo e lasciando a disposizione l’intera area del parco adiacente per il pranzo al sacco e la socializzazione.

Gli hashtag correlati all’evento sono #appianticapedonale e #appianticacarfree.”

“Riemendamento” Filippi, i perché del nostro NO

Torniamo anche oggi -non ce ne siamo mai allontanati- sull’argomento “targa e bollo per le bici”, per esaminare dal nostro punto di vista cosa c’è che non va nella per ora solo annunciata riformulazione dell’ormai noto emendamento Filippi al Codice della Strada. Vediamone insieme la riformulazione:

“c-bis) la definizione, nella classificazione dei veicoli, senza oneri a carico dello Stato e attraverso un’idonea tariffa per i proprietari: [… parte dedicata alle motoslitte…]
2) delle biciclette e dei veicoli a pedali adibiti per il trasporto a pagamento, pubblico o privato, di persone, individuando criteri e modalità d’identificazione delle biciclette stesse nel sistema informativo del Dipartimento per i trasporti, la navigazione, gli affari generali ed il personale, nonché la circolazione delle stesse con un apposito contrassegno identificativo e l’assicurazione per la responsabilità civile verso terzi;”.

Il primo punto da rilevare è: perché inserire una normazione sul lavoro di alcune categorie nel Codice della Strada? Nel Cds si normano veicoli e infrastrutture, comportamenti alla guida, ma non certo le professioni (non ci risulta per esempio che vi siano norme sui pony express che usano il loro motorino, fenomeno pluridecennale ma stranamente scomparso dal radar di Filippi, né tantomeno sui loro mezzi); questa regolamentazione appartiene ad altre competenze normative.

Secondo punto, direttamente conseguente: perché, se il problema rilevato nella sua autonomia dal senatore, è la normazione delle attività commerciali legate ai mezzi a pedali, si intende intervenire sul mezzo e non sulla persona? Come se una guida turistica dovesse omologare chessò, la sua radiolina o gli altri strumenti del suo lavoro. La guida turistica, come invece logico, ha una licenza per svolgere la sua professione: al pari -e si torna in strada- dei tassisti. Logica vorrebbe dunque che normare la professione significhi studiare regole che si applichino alle persone, non agli strumenti di lavoro.
Terzo punto, l’ennesima ambiguità del lessico senatoriale porta a un possibile, anzi certo, problema per le biciclette destinate all’affitto o persino al bike sharing comunale: parlare di “biciclette e dei veicoli a pedali adibiti per il trasporto a pagamento, pubblico o privato, di persone” vuol dire includere anche le due categorie sopra citate nella normativa. Va da sé che la disparità di trattamento, soprattutto nel primo caso, potrebbe ampiamente portare all’estensione della normativa a tutte le biciclette italiane: qual’è la differenza “meccanica” tra una bici del noleggio e la nostra personale? Nessuna. Da qui alla targa e bollo per tutti il passo non è solo breve, è anche piuttosto ovvio.

Quarto rilievo, questo in realtà politico: si sente il bisogno di questo intervento, in totale controtendenza col resto del mondo? La nostra risposta è NO. La domanda che sorge spontanea è: cui prodest? Dal nostro punto di vista vogliamo ricordare che il senatore Filippi, nella scorsa legislatura, fu cofirmatario di una proposta di legge tesa all’introduzione del casco obbligatorio, altro intervento mortale per la ciclabilità mascherato da sollecitudine per la sicurezza, inesistente in larga parte del mondo e laddove applicato come in Australia subito ritirato per la sua capacità di abbattere in breve tempo la quota di commuter ciclisti in strada. Da ciò deriva un’ulteriore, profonda sfiducia, diremmo sospetto, in ciò che anima Filippi quando se ne esce con queste proposte. Vista l’assurdità, e l’incongruenza, della proposta odierna possiamo pensare che Filippi voglia curare non già gli interessi collettivi ma -legittimamente, eh- quelli del suo collegio elettorale, la Toscana. Cosa si costruisce in Toscana che potrebbe essere danneggiato dalla crescita della ciclabilità? Rispondetevi, ché a noi non va di prendere querele.

Ps: se non volete credere a noi, potreste dare fiducia però a loro.

 

#LaBiciNonSiTocca, c’è anche la petizione: firmate?

A quanto pare il senatore Marco Filippi, Pd, non ha ancora ritirato l’emendamento su targa e bollo alle biciclette. 
Dalle informazioni che abbiamo ottenuto la procedura per ritirarlo è estremamente semplice: lo si ritira. Il tempo tecnico, viaggio da casa a Senato escluso, è quello che serve a stracciare un foglio di carta.

Durante il tweetstorm di ieri, che ha catalizzato totalmente l’attenzione, ci siamo accorti con l’occhio sinistro che uno delle migliaia di attivisti in Italia aveva proposto una petizione su Change.org. Ieri pomeriggio -abbiamo dato un’occhiata en passant- era intorno alle 150 firme: adesso è arrivata a 6.730 firme. 

Abbiamo dunque uno strumento in più per martellare le porticine delle commissioni senatoriali. La richiesta è semplice quanto aderirvi: ritirare l’emendamento 2.13 al ddl 1638, nuovo Codice della strada.

Perché? perché #labicinonsitocca. Sottoscrivete? 

Senatore, ritiri l’emendamento su targa e bollo per le bici

Ieri abbiamo scoperto -con raccapriccio- che un senatore del Partito democratico, Marco Filippi, aveva presentato un emendamento al disegno di legge di modifica al Codice della strada, ora all’esame della commissione Lavori pubblici del Senato (in cui Filippi è capogruppo del Pd).

L’emendamento 2.13, si legge, prevede se approvato “la definizione, nella classificazione dei veicoli, senza oneri a carico dello Stato e attraverso un’idonea tariffa per i proprietari […] delle biciclette e dei veicoli a pedali adibiti al trasporto, pubblico e privato, di merci e di persone, individuando criteri e modalità d’identificazione delle biciclette stesse nel sistema informativo del Dipartimento per i trasporti, la navigazione, gli affari generali ed il personale”.

Vale a dire, nascosto sotto un ambiguo lessico, bollo e targa per le biciclette: non solo -chissà perché poi- quelle “adibite al trasporto merci” o comunque ad uso commerciale ma, stando alla lettera dell’emendamento, praticamente a ogni bicicletta, qualsiasi sia il suo uso.

Durante tutta la giornata le critiche all’emendamento sono piovute tramite i social, particolarmente su Twitter, dove Filippi ha dato risposte che non hanno convinto tutti coloro che gli chiedevano conto della sua idea abbastanza fuori dal coro delle normative mondiali.

Anzi, ci hanno sconcertato.

Passato il momento della a nostro parere giustissima indignazione per un atto inutile, contrario alla logica e soprattutto in grado di azzoppare per anni la già malferma crescita ciclistica del nostro paese, buon ultimo in Europa insieme alla diversamente problematica Grecia,  chiediamo -e non smetteremo di farlo- al senatore Marco Filippi di ritirare l’emendamento 2.13 dal disegno di legge 1638, di modifica del Codice della strada.