Ecc 2016, la conferma: i ciclisti romani vogliono le strade

La nuova heatmap ECC2016. Clicca sull’immagine per scaricare la versione hi-res (14Mb). Heatmap elaborata da Lorenzo Quaranta.

 

Tiriamo le somme dopo la conclusione dell’European cycling challenge 2016.
Roma è arrivata ancora una volta quarta (stesso risultato dell’anno scorso), i partecipanti iscritti sono stati 1.617 (8° posto), i km percorsi 205.240. Un risultato abbastanza eccezionale dovuto alla caparbia tigna degli attivisti romani, coloro che anche partecipando a questo gioco in condizioni di palese inferiorità numerica (guardate da voi le altre città, persino Bologna ha un numero di iscritti maggiore eppure la popolazione è circa un ottavo di quella romana): Roma è al 34° posto nel rapporto abitanti/km pedalati (72, la prima classificata, Danzica, arriva a 1.788 per abitante, dato che lascia il tempo che trova).
Potremmo continuare a lungo sciorinando numeri. I numeri, in statistica, possono essere letti in molti modi, non nell’univocità che l’aritmetica impone. A noi di Salvaiciclisti Roma interessa notare un aspetto fondamentale del gioco/raccolta di dati chiamato Ecc.

A noi risulta evidente la fame di ciclabilità. Le esperienze degli anni passati in Ecc, con risultati simili e numeri simili, mostrano che la palese guerra che la Roma di tutti conduce incessantemente (qui l’ultimo esempio) al cambio di modalità trasportistica altrove già affermato non ha alcun effetto sulla voglia di arrivare ai grandi numeri che apparentemente servono per svegliare l’attenzione amministrativa (grandi numeri = consenso, base democratica). Anzi, dimostra che malgrado l’evidente svantaggio numerico, la sete e la fame di spostarci anche noi in bici è robusta. Il che si traduce in domanda elevatissima, sapendo leggere con mente sgombra da pregiudizi i famosi numeri.

Facciamone altri. Secondo la vulgata ufficiale gli spostamenti in bici a Roma sono lo 0,6% del totale. Ciò è falso, o meglio lo è oggi 2 giugno 2016. Il dato citato risale al 2012 ed è consultabile sul Piano generale del traffico urbano risalente ad allora.

Rilevazioni successive parlano di 1,4% (febbraio 2015). Ma ce n’è una precedente (2013), condotta da un gruppo di tirocinanti all’Agenzia mobilità romana, che non è mai stata gratificata dall’ufficialità, pur avendo visto riconosciuta la sua validità scientifica dalla stessa agenzia. Se ne parla, anche, in un articolo di Repubblica di quell’anno: la quota rilevata fu, allora, del 3,8%. Chi scrive questo post era stato l’autore dell’articolo di agenzia su cui si basò -integralmente- Repubblica e può testimoniare direttamente di aver avuto accesso ai dati della ricerca, illustratigli dal coordinatore del team che effettuò la ricerca. E’ plausibile che in 3 anni la quota sia salita ulteriormente, andando oltre il break even stimato intorno al 5%, ma questo non possiamo saperlo perché non esiste altra rilevazione se non la personale esperienza a-scientifica dell’osservazione costante e prolungata. Non considereremo quest’ultima sensazione. La ragione della non ufficializzazione di quei dati -ragione valida anche oggi- stava nel poter usare la crescita numerica dopo aver “fatto qualcosa per la ciclabilità“, intestandosi così il successo quando in realtà la crescita era dovuta a scelte di base e in totale assenza di azioni a favore della ciclabilità. Un trucco politico valido sempre, e ripetiamo: anche oggi.

Il dato vero non è essere tanti ma la domanda in costante innalzamento da anni. La maggioranza numerica ufficiale è stata raggiunta solo di recente a Copenhagen, che insiste da anni in politiche ciclabili. Vanno inquadrati in questo senso i “numeri” del gioco chiamato Ecc: dati che non fotografano l’esistente (la guerra di Roma contro le biciclette), ma al contrario, sono una expert review della rete stradale di Roma e ne fotografano il potenziale uso alternativo (la domanda). I conti sul modal share sono irrilevanti, in questo senso, e fanno imboccare la strada strategica sbagliata: non evidenziare -anzi nascondere- la domanda ma sostenere la tesi che senza infrastrutture la ciclabilità non cresce (mentre invece è già cresciuta) e aspettare solo il momento giusto per tirare fuori la crescita e intestarla politicamente a chi ha fatto quarcosa.

Tendiamo a non cadere in questa trappoletta, e festeggiamo pacatamente la conferma successiva alla quarta partecipazione di Roma all’Ecc: c’è sete e fame di ciclabilità, il cui unico limite è la pericolosità della città così com’è oggi.

Infine, va notato che le mappe derivanti dai percorsi usati sono valide per la risistemazioni dei percorsi quotidiani, e praticamente nessuna di queste coinvolge percorsi nei parchi. A ulteriore, ennesima, dimostrazione che i ciclisti romani vogliono usare le strade, anzi lo pretendono.

2 thoughts on “Ecc 2016, la conferma: i ciclisti romani vogliono le strade”

  1. condivido pienamente le considerazioni… peraltro non è che come ciclisti urbani pretendiamo l’utilizzo della strada, piuttosto che il collegamento sia percorribile in tutti i sensi (ovvero se la ciclabile, laddove esistente, non è ben mantenuta non posso utilizzarla, se non fa rete con altri percorsi ma si interrompe bruscamente non la utilizzo… peraltro nel mio municipio di residenza, sui percorsi che faccio non ho ciclabili, e anche l’itinerario casa-lavoro, non incrocio ciclabili, giusto un parco).

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